il rinascente, il riafforante, il riemergente, l'impressionante: l'imprinting!


Cosa si intende per Imprinting?
Citando testualmente la definizione data sul sito della Treccani, per imprinting si intende “quella particolare forma di apprendimento che si realizza in un periodo determinato della vita, detta fase sensibile o periodo critico, il quale l’imprinting non si può realizzare per tutta la vita”.
Un luogo, un posto scolpito nella mia mente, un porto sicuro nel quale tornare, un principio dalla quale far partire ogni ragionamento critico, un esempio al quale riferirmi in ogni peregrinaggio progettuale.
Questo dev’essere l’Imprinting?
Forse è per questo che faccio fatica a cogliere il mio personale, un timbro indelebile sui ricordi che a migliaia già popolano la mia mente, se questo dev’essere un luogo preciso.
Io, cresciuta in tante case e in posti vicini ma assai diversi, Il Lazio, o meglio Anagni, paese della Ciociaria, luogo atavicamente collegato alla semplice vita campestre, ma in verità assai più ricco storicamente, e la Sardegna, per la precisione un piccolo paese lontano dal mare (eh no, non tutti i paesi in Sardegna sono legati al contesto marittimo) nato sui versanti di alcune colline e poi espansosi in epoca recente in maniera ridondante.
Sembra sempre di tornare all’infanzia, a quando mi chiedevano a chi volessi più bene, a quale accento o dialetto fosse a me più caro, in quale posto avrei voluto continuare a vivere. Ed io a questo non sapevo mai rispondere; nonostante abbia abitato quasi per l’intera vita qui, ad Anagni, il forte radicamento che i miei genitori hanno sempre avuto per la loro terra originaria e il legame indissolubile che mi lega alla Famiglia nel senso più ampio, mi hanno sempre fatto equiparare le due opzioni, mi hanno sempre fatta tentennare su quale fosse l’opzione migliore per me fin da piccola.
Ed ora, solo adesso, lontana anni luce dagli anni in cui l’opzione di ritornare a vivere in Sardegna era assai probabile, ora che la mia indipendenza di giovane adulta mi hanno donato la consapevolezza di aver conquistato una certa stabilità, solo adesso mi rendo conto di quale sia sempre stata la mia Terra, il posto che più di tutti ha scolpito in me ricordi indelebili ed indistruttibili dalla mia debole memoria.

Il mio imprinting è un piccolo paese del Medio Campidano, di circa tredicimila abitanti, Villacidro, sorto, come dicevo, in origine lungo le pendici di una valle ed espansosi lungo la conoide di deiezione. A Villacidro ho vissuto per soli quattro anni, durante la mia infanzia, ma praticamente ogni anno da venticinque anni a questa parte, in questo piccolo paese ho passato gran parte delle vacanze estive e la quasi totalità delle feste invernali.
A Villacidro mi sento immersa nella natura, mi perdo ogni volta nella bellezza della cascata citata anche da Gabriele D’Annunzio, nella magnificenza della diga, nello stupefacente uliveto centenario appartenuto a mio nonno, o ancora nei campi a perdita d’occhio di carciofi lasciati sfiorire perché improduttivi( carciofi con le spine da mangiare rigorosamente crudi, nulla a che vedere con quelli romani).
Cascada "Sa Spendula"


E se tra tutti i luoghi, compresa casa mia, devo scegliere un luogo specifico di Villacidro che più è impressionato nel rullino dei miei ricordi, e quindi del mio agire e pensare quotidiano, questo posto, o meglio questo contesto è il cortile di casa dei miei nonni materni; è lì che sono cresciuta emotivamente, è lì che ho imparato ad accettare di essere profondamente legata e radicata in un contesto che per anni ho faticato a riconoscere come mio.
 Questo cortile, luogo di innumerevoli e sfiancanti, per le generose quantità di cibarie proposte, pranzi di famiglia ha riunito una intera e numerosa famiglia sotto il sole cocente ferragostano per anni e, nonostante le sempre più numerose mancanze, ancora oggi ci tiene uniti, o meglio tiene insieme le nostre vicissitudini, seppur tanti di noi abitino in luoghi diversi.
 Nonostante il caldo, il cortile risulta essere un luogo gradevole anche in pieno agosto, quando l’afa e i quaranta gradi lontano dal mare o da una qualunque fonte di raffrescamento si fanno sentire, grazie ai piccoli lavoretti di mio nonno come il bellissimo, o almeno per me lo è, pergolato d’uva che ripara dai raggi più cocenti, la piccola area adibita al barbecue, il piccolo orto vicino e l’area per il lavaggio a mano dei vestiti tanto desiderata ed ottenuta solo in tarda età di mia nonna.
Il mio imprinting è legato a cose semplici, a gesti quotidiani, a luoghi modesti, non certo fonte di ispirazione architettonica ma sicuramente punto di arrivo di ogni mio progetto, un luogo nella quale sentirsi veramente a casa nonostante casa mia non sia più da oltre quindici anni, un luogo al quale appartenere.
Il mio imprinting è un luogo CONFORTANTE e RICOSTITUENTE, dovendo semantizzare i concetti espressi in precedenza e ridurli a due aggettivi che possano ben descrivere semplificando.


Ps
Sul concetto di imprinting grande fonte di ispirazione e di ragionamento è stata una lettura di qualche anno fa dalla quale ho estrapolato una famosissima citazione enunciata di seguito.

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.” (Cesare Pavese, La luna e i falò)


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